Desolazione

Desolazione. È quello che provo e vedo quando mi guardo intorno, nella rete, e trovo gente che non sa che pesci pigliare perché non c’è modo di far emergere una determinata linea di pensiero, una determinata passione, un determinato argomento. Un determinato libro. Ci sono dozzine, centinaia di persone che, contemporaneamente, si rammaricano della mancanza di spazi comuni che portino avanti in maniera forte determinate idee e determinate correnti.

Si parla, come sempre, di ambito letterario-editoriale. Dunque si parla di persone – sia lettori che autori – sconfortate perché la massa, la stampa e i media tradizionali, ignorano il sottobosco dell’editoria italiana e lasciano in disparte i talenti e gli onesti romanzi (nonché le vere e proprie perle) per i soliti casi editoriali. Roba scontata, scontatissima, ormai vecchia e di cui nessuno ne può più.
E chi la compra, allora?
I gruppi su aNobii, su Facebook, i forum e i blog sono (quasi) sempre ricettacoli autoreferenziali che cercano di tirare acqua al proprio mulino (il mio libro è il più migliore!) o elogiatori della suddetta roba scontatissima che fa schifo a tutti. E tutti se ne lamentano, sia chiaro: sia dei gruppi/forum/blog che della sciatteria che invade le librerie.

Ma la desolazione  non manca anche nella realtà 1.0 (come dice GL D’Andrea), dove le librerie, le città, le biblioteche sprofondano in una situazione sempre peggiore, sempre più buia e apatica, priva di interessamento per le realtà che le circondano e incapace di suscitare interesse nei cittadini, nella propria zona.

Però. Ne parlavo io qualche giorno fa sul WD, ne parla oggi Lara Manni sul suo blog, ne ha parlato pure Francesco Falconi: se ci sono così tante persone che concordano che la realtà attuale è pessima, che ogni giorno si confrontano su questo tema e dicono che sì, bisogna fare qualcosa, perché non si passa al cercare di definire un progetto comune? Uno spazio che soddisfi queste esigenze, le esigenze di tutti. Se la volontà c’è perché non cominciare a gettare le basi, a mettere le radici, a unire idee e proposte?
A conti fatti, le centinaia e più di persone che sono scontente al momento sono separate. Unite possono fare un fronte comune per niente indifferente.
Perché non abbiamo il coraggio, la voglia, la forza di uscire dalle semplici parole ed entrare nel concreto?

Siamo sempre i soliti italiani, quelli che parlano, parlano, si lamentano tanto ma alla fine non fanno nulla?
Spero di no, almeno non questa volta. Altrimenti la desolazione crescerebbe.
Ancora. E non è il caso.

~ di Ayame su luglio 14, 2010.

11 Risposte to “Desolazione”

  1. Che situazione realmente desolante -__-

  2. Ma, se posso, non è che l’errore sta nelle considerazioni di partenza? Ovvero, siamo sicuri che la situazione sia pessima?
    Forse, stando a Bologna, ho una immagine distorta in positivo della situazione di biblioteche e librerie, ma Internet è uguale per tutti, e mi pare che la sciatteria di siti/blog/forum ci sia, sì, ma non così pervasiva da impedire, a chi cerchi, di trovare segnalazioni, discussioni e riflessioni utili.
    Detto questo, l’idea di un blog multiautore è interessante, può essere un arricchimento validissimo della scena. Purché non nasca da una visione catastrofista del presente, altrimenti penso che la cosa sarebbe piuttosto sterile.

    • Non so come sia la situazione a Bologna, ma nella mia zona (Veneto) è pessima.
      Per il web, il discorso è il solito: i soliti quattro siti/riviste/blog/vari sciattoni coprono – e di molto – i luoghi interessanti. Il problema è proprio arrivare alla massa, a tutti.
      Logico che se nascerà un qualcosa dovrà essere un qualcosa di positivo; altrimenti è un cane che si morde la coda.

  3. Ne parlerò domani sul mio sito, le tue opinioni sono sempre molto interessanti ;)

  4. In questo momento è inutile pensare di smuovere le masse, meglio costruire una minoranza organizzata, che si prepari al prossimo futuro digitale. Non è l’ora della lotta, ma della riflessione e preparazione, dei pochi, non dei molti ;)

  5. concordo con valberici. Le masse seguono solo se trovano la strada già spianata

    • Ma se le masse non solo non trovano la strada spianata ma addirittura la strada non la trovano…

      • Le masse da sole non trovano mai nulla, ecco perchè occorre una minoranza organizzata che gli indichi una strada, alternativa a quella che gli stanno indicando altri, ad esempio gli editori a pagamento che tu conosci bene.
        Occorre però convincerli e per far queto servono stregoni potenti, che operino magie convincenti, gente come G.L. per intenderci. Però dobbiamo dar loro modo di operare, di tessere la loro magia, e poi diffonderla, cosa solo apparentemente facile. :)

  6. Ciao, bel post.
    Capisco e in parte condivido il tuo senso di desolazione. Parlando delle lamentele che si leggono in rete, invece, la mia idea è diversa. Io in rete trovo un sacco di gente sveglia e piena di voglia di fare che si scambia idee e informazioni e ho anche conosciuto persone che sono diventate miei colleghi e amici. La realtà è l’interpretazione che ne diamo, e chi si lamenta in modo sterile e stereotipato di un modno che non fa emergere i talenti, molto probabilmente soffre perché vuole emergere LUI.
    Unirsi, e come? Soprattutto, perché, con quali intenti? Il solito nuovo portale di scrittori che iniziano subito a sgomitare per avere più click degli altri, e a farsi complimenti a vicenda per non scontentare nessuno?
    No, io dico invece: dividiamoci e poi, al massimo, “federiamoci”. Ognuno si conquisti un “suo” pubblico, fatto magari di dieci persone e basta, e inizi una dialettica da lì.
    Di questo parla anche un libro stupendo, si chiama “I troppi libri” di Baèz, che analizza l’esplosione di pubblicazioni e titoli sotto una prospettiva nuova e vitale. Presto lo recensiremo.
    Ti saluto e ti ringrazio per il post, un’occasione “ghiotta” di dibattito. :-)

  7. @Val: sì, su questo mi trovi d’accordo :)

    @Giulia: no, non l’ennesimo blog di scrittori che sgomitano. In questo ha ragione Val: servono persone che inizino, diano il via e indichino la strada.
    Un blog multiautore, come diceva Skeight, può essere una scelta. Ma secondo me non dovrebbero partecipare solo gli scrittori, bensì – e forse ancora di più – i lettori.

    • Bene, allora bisogna iniziare a scegliere le armi.
      E preciso che non ho fatto l’esempio di G.L. perchè è un ottimo scrittore, lo è ma ce ne sono anche molti altri, però è lo scrittore adatto a questi tempi, l’arma giusta se vogliamo. ;)

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