Ci vediamo su www.ayameazuma.it
E chissà che il dominio pagato non mi porti maggiore continuità.

E chissà che il dominio pagato non mi porti maggiore continuità.
Lo capirà solo chi conosce Tenchu 2. Comunque, mi ritiro a vita privata fino all’8 agosto. Questo sarà l’ultimo cenno di vita virtuale fino a tale data (in realtà tornerò il 9 agosto); ho intenzione di passare due settimane immersa tra libri e mare.
Non accenderò nemmeno il computer e risponderò a pochissime persone sul cellulare. Gli editori sono le ultime persone che voglio sentire – mi avete rotto le palle, piantatela di stressarmi e se avete qualcosa da dire usate il forum. Le vostre proteste private mi hanno rotto.
Ecco, visto perché ho bisogno di una vacanza? Se necessario, prolungherò le mie ferie fino a ferragosto.
Non stressatemi.
Ci vediamo tra un paio di settimane.
Trovo abbastanza triste che, in ogni gruppo, forum o blog dedicato alla narrativa fantastica, gli autori citati siano sempre gli stessi.
Desolazione. È quello che provo e vedo quando mi guardo intorno, nella rete, e trovo gente che non sa che pesci pigliare perché non c’è modo di far emergere una determinata linea di pensiero, una determinata passione, un determinato argomento. Un determinato libro. Ci sono dozzine, centinaia di persone che, contemporaneamente, si rammaricano della mancanza di spazi comuni che portino avanti in maniera forte determinate idee e determinate correnti.
Si parla, come sempre, di ambito letterario-editoriale. Dunque si parla di persone – sia lettori che autori – sconfortate perché la massa, la stampa e i media tradizionali, ignorano il sottobosco dell’editoria italiana e lasciano in disparte i talenti e gli onesti romanzi (nonché le vere e proprie perle) per i soliti casi editoriali. Roba scontata, scontatissima, ormai vecchia e di cui nessuno ne può più.
E chi la compra, allora?
I gruppi su aNobii, su Facebook, i forum e i blog sono (quasi) sempre ricettacoli autoreferenziali che cercano di tirare acqua al proprio mulino (il mio libro è il più migliore!) o elogiatori della suddetta roba scontatissima che fa schifo a tutti. E tutti se ne lamentano, sia chiaro: sia dei gruppi/forum/blog che della sciatteria che invade le librerie.
Ma la desolazione non manca anche nella realtà 1.0 (come dice GL D’Andrea), dove le librerie, le città, le biblioteche sprofondano in una situazione sempre peggiore, sempre più buia e apatica, priva di interessamento per le realtà che le circondano e incapace di suscitare interesse nei cittadini, nella propria zona.
Però. Ne parlavo io qualche giorno fa sul WD, ne parla oggi Lara Manni sul suo blog, ne ha parlato pure Francesco Falconi: se ci sono così tante persone che concordano che la realtà attuale è pessima, che ogni giorno si confrontano su questo tema e dicono che sì, bisogna fare qualcosa, perché non si passa al cercare di definire un progetto comune? Uno spazio che soddisfi queste esigenze, le esigenze di tutti. Se la volontà c’è perché non cominciare a gettare le basi, a mettere le radici, a unire idee e proposte?
A conti fatti, le centinaia e più di persone che sono scontente al momento sono separate. Unite possono fare un fronte comune per niente indifferente.
Perché non abbiamo il coraggio, la voglia, la forza di uscire dalle semplici parole ed entrare nel concreto?
Siamo sempre i soliti italiani, quelli che parlano, parlano, si lamentano tanto ma alla fine non fanno nulla?
Spero di no, almeno non questa volta. Altrimenti la desolazione crescerebbe.
Ancora. E non è il caso.
Leggendo su aNobii una recensione a “La traiettoria della neve” di Jens Lapidus riflettevo sull’originalità. E mi sono chiesta se la storia che ho in mente da due anni – ma che, per motivi misteriosi, non riesco a scrivere – sia davvero originale.
Mi spiego: nell’ultimo periodo ho concluso d’essere un’anticipatrice di tempi. Ho iniziato a parlare di editoria a pagamento prima che il tema divenisse di attualità, quand’era ancora sconosciuto (anche se c’è da discutere se sia stata io ad anticipare i tempi o se invece ho portato io il focus sulla questione); ho iniziato a pensare a storie di angeli (non buoni) qualche anno prima che divenissero di moda e uscissero sul mercato; ho iniziato a pensare all’urban fantasy prima che esplodesse, e così via.
Però mi chiedevo se quella dannatissima storia, sebbene (ora) non parli (più) di profezie e predestinati, col suo conflitto universale abbia davvero qualcosa di nuovo, di interessante da dare a chi legge.
Cosa c’è di nuovo in qualcuno che deve salvare il mondo? L’ennesima catastrofe mondiale, portata da una o dall’altra specie, da questo o quel cataclisma. Visto, rivisto e stravisto, non solo nei libri ma anche – e soprattutto – nei film: chi non ricorda il ciclo “alta tensione” di Canale 5, con titoli come “Impatto dal cielo”, “Catastrofe a catena”, “Deep Impact”, “Magnitudo 10.5″ (per la serie dei terremoti catastrofici), “La tempesta perfetta” (per la serie dei temporali catastrofici), “Marabunta” (le formiche assassine), “Aracnofobia” (i ragni assassini), “Api assassine” (…) e così via? Tra l’altro “Magnitudo 10.5″ lo danno questo martedì.
Insomma: perché ci dev’essere sempre il grande conflitto?
Non mi piace. Non più.
Leggendo su un forum i cui admin mi stanno profondamente antipatici, ho letto una frase indecente che parla di editoria.
E’ scritto chiaro nel regolamento che in questo forum non si tratta di CASE EDITRICI, ad eccezione nella sezione privata scrinotti club.
Ovviamente c’è un motivo più che valido.
Parlare di case editrici richiede sopratutto una vasta gamma di informarzioni a riguardo, che non siano ipotesi o teorie, ma fatti. Inoltre, da conoscenze personali, sono venuto a conoscenza del fatto che meno se ne parla, meglio è. Ci sono questioni legali dietro e, nella bellissima foresta che è questo forum, non mi pare proprio il caso di accendere il fuoco…
Eh, come no. Io ce lo vedo, ‘sto ragazzo, che assiste a un omicidio o è testimone di un reato e viene interrogato dalla polizia: farà finta di niente, per paura di finire nei guai.
E poi, sul mio forum, ho linkato la cosa. Una ragazza, utente di entrambi i forum, si è per l’ennesima volta dimostrata di un’ignavia e di una codardia uniche: come sempre, non ha dato ragione né all’uno né all’altro, si è limitata a un paio di “XD” in entrambe le chat e fine.
Questi ragazzi hanno 15 e 16 anni. Sono incapaci di protestare, di parlare, di farsi valere, hanno paura di esprimere la loro opinione.
A me la cosa fa schifo. E, più di tutto, fa paura.
Principalmente perché in qualunque blog mi sentivo estranea. L’unico che sentissi un po’ più mio era la Foresta di bambù, ma penso solo per via del nome orientaleggiante e del bellissimo template che era anche quello della prima versione del sito del WD.
In ogni caso, non è durato nemmeno quello; quando, dopo tanto tempo, ho riaperto questa pagina mi sono sentita a casa. Davvero a casa, come quando si entra nella propria abitazione dopo esser scappati via da un temporale.
Ecco, la stessa cosa, forse un po’ più intensa.
La seconda motivazione è che Dramness mi accende dentro. Mi accende dentro e io sono un po’ spenta, negli ultimi tempi, dal punto di vista delle idee scrittevoli. Mi basta pensare a Dramness come città che subito mi si parano davanti storie, intrighi, ma soprattutto immagini.
Sono quelle che voglio scrivere, io.
Il terzo motivo è che qui non sento il bisogno di scrivere per gli altri, ma solo per me stessa. Qui non mi preoccupo di chi leggerà – non credo arriveranno tanti visitatori, anzi – ma solo di quel che voglio scrivere. Non mi importa di risultare noiosa, di essere trovabile sui motori di ricerca o altre cazzate varie.
Qui ci siamo solo io e Shade.
Posso girare finché voglio, inventare tutti i nomi stravaganti possibili e immaginabili; ma alla fine torno sempre a Dramness.
Dramness è una città fantastica, una città dove si intrecciano malavita, affari e creature demoniache e meno demoniache; è un parto (o un aborto?) della mia mente a cui ormai sono legata a doppio nodo. E ormai la sento casa mia, lo devo ammettere.
Così, sono tornata a casa. Dopo Foresta di bambù, Baia delle Follie, Torre delle Nuvole e Tempio di Mezzanotte sono di nuovo a Dramness.
Chi sono io? Sono quella che ero quando questo blog l’ho aperto: una scrittrice a tempo perso, una lettrice onnivora con particolari inclinazioni verso il thriller e il fantasy (urban) e l’amministratrice di Writer’s Dream. Nulla di più.
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